clonazione e psicosi biotecnologiche

l'opinione di Giorgio Poli

La reazione normativa più immediata e univoca ad una applicazione biotecnologica è stata certamente rappresentata dalla quantità di provvedimenti che nel 1997, all’indomani dell’annuncio della pecora clonata Dolly, ha prontamente vietato in modo più o meno esteso i procedimenti di clonazione umana e/o animale. Dal punto di vista sociologico si è verificato un fenomeno inverso rispetto a quanto fino allora era accaduto con i problemi bioetici, in cui le decisioni legislative sono sempre state precedute da lunghi dibattiti. Nel caso della clonazione, si è passati dalla astratta discussione accademica ai pronti divieti dei governi. In Italia, a partire dall’ordinanza del Ministero della Sanità del 5 marzo del 1997, i provvedimenti che hanno vietato la clonazione umana e animale (ad eccezione di quella relativa agli animali transgenici produttori di farmaci salvavita e alle specie in via di estinzione) si sono fino ad oggi regolarmente susseguiti, in attesa di un apposito atto legislativo del Parlamento.

Nuova linfa al dibattito sulla clonazione è stata inoltre recentemente apportata dalla autorizzazione data sia dal Governo inglese sia da quello americano alla conduzione di ricerche sulle cellule staminali totipotenti, in vista di un loro potenziale utilizzo nell’uomo per rigenerare in vitro cellule e tessuti differenziati, da impiegare quali “pezzi di ricambio” di analoghi tessuti e organi malati. Il problema, dibattuto su base scientifica o etica, riguarda la fonte di tali cellule e la loro utilizzazione (clonazione “riproduttiva” o clonazione “terapeutica”). Qui il problema si fa molto complesso perché le affermazioni scientifiche, peraltro ancora in attesa di conferma, si confondono con le affermazioni di principio di tipo etico-religioso.

A partire dai primi esperimenti ad oggi, le tecniche per produrre animali transgenici si sono raffinate, e il processo più innovativo prevede il trasferimento di nuclei di cellule somatiche, geneticamente modificati, in oociti denucleati (cloni transgenici). È di rilievo il successo ottenuto da Cesare Galli con la nascita del toro Galileo, clone del toro Zoldo di razza Bruna, realizzato, primo nel mondo, a partire dal nucleo di un leucocita. Il modello Galileo doveva rappresentare la base scientifica per poi produrre bovini transgenici resistenti alla Bse, in quanto privati del gene per il prione. È curioso notare che, come l’Inquisizione aveva messo al bando le idee illuministiche di Galileo Galilei, parimenti la normativa italiana aveva messo all’indice l’esperimento di Cesare Galli.

Ora sembra che il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, non abbia rinnovato il decreto sulla clonazione animale, in quanto tale divieto ha, a sua detta, “inutilmente umiliato la ricerca italiana anche per i potenziali sviluppi in campo zootecnico”. Era ora. Ovviamente la clonazione umana resterà vietata in Italia e spetterà al Parlamento stabilire che reato è quello della clonazione. Ma mentre si dibattono questioni come questa, nello stesso tempo si lasciano o si fanno morire a milioni esseri umani ben noti e vivi. Naturalmente una cosa non c’entra con l’altra, ma è uno specchio del nostro tempo.


Giorgio Poli

Giorgo Poli è docente di microbiologia ed immunologia veterinaria all’Università di Milano e membro del Comitato interfacoltà per le biotecnologie. E’ inoltre coautore di “Biotecnologie, conoscere per scegliere” (Utet Periodici, 2001)



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questa pagina e' stata aggiornata martedì 06 agosto 2002
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