medicina post genomica

l'opinione di Giuseppe Novelli

Introduzione
Il paradosso del progetto genoma
Il profilo genomico di un chip
Conclusioni
Per saperne di più

Introduzione

Durante gli ultimi dieci anni, la quantità di informazione genetica disponibile per i diversi organismi, è raddoppiata in media ogni 13 mesi. Si stima che per la fine del 2001, saranno disponibili nelle banche dati private e pubbliche, frammenti di genoma umano per un totale di circa venti miliardi di basi del DNA (A,G,C,T) nonché il rilascio della sequenza di almeno 300.000 nuovi geni dei quali non era nota l'esistenza e nemmeno ipotizzabile la funzione. Molti di questi geni codificano infatti per proteine attive in processi metabolici ancora sconosciuti. Le banche genomiche cibernetiche già contengono nelle loro memorie il genoma di cento diversi organismi, dal più piccolo, quello del mycoplasma genitalium, al più esteso tra quelli completati finora, quello della Homo sapiens sapiens. Questa enorme quantità di informazione genomica, sarà peraltro integrata con l'informazione derivante da circa 30.000 "markers", ovvero, singole variazioni nucletotidiche (SNPs), che consentiranno di studiare a livello molecolare le differenze individuale tra individui e sviluppare profili genetici caratteristici per ogni persona o gruppi di persone. E' evidente pertanto che una tale ricchezza di informazione comporterà necessariamente lo sviluppo di strumenti e di tecnologie di analisi in grado di gestire in modo simultaneo una sì tale ricchezza di informazioni, ma anche la nascita di un nuovo modo di concepire la biologia e la medicina attraverso una valutazione globale o olistica dei processi biologici.

Il paradosso del progetto genoma

Il progetto genoma (HGP) appena concluso ci aveva abituato all’idea che una volta decodificato, i benefici per l’umanità sarebbero stati enormi. Le premesse c’erano tutte: letto il DNA di un ammalato avremmo compreso le basi biologiche della sua malattia e quindi trovato immediatamente una cura. Quanto ha influito la conoscenza dei geni umani su un ammalato di diabete? oppure su un sofferente di una malattia infiammatoria dell’intestino? o ancora, di quanto ha modificato l’aspettativa di vita di un paziente che ha subito un infarto del miocardio? La risposta è certamente: poco o niente. La ragione di ciò è da ricercare non tanto nel mancato raggiungimento di obiettivi, ma nelle premesse errate alla base del progetto stesso. Il progetto genoma non ha rappresentato altro che un’evoluzione tecnologica dell’anatomia del corpo umano a scopo medico. Nel 1800 la diagnosi di una malattia veniva effettuata esclusivamente sulla valutazione clinica attenta di organi e apparati. Negli ultimi 50 anni, l’attenzione si è spostata ai tessuti, alle cellule, alla biochimica, e quindi alle molecole di DNA (ultimi 30 anni). I risultati sono stati strepitosi: per numerose malattie si è identificato il gene mutato e la proteina alterata da esso codificata (OMIM); per alcune malattie è stata delineata in maniera approssimativa una bozza di patogenesi molecolare (ad es. emoglobinopatie, distrofia muscolare di Duchenne, emofilia). Per almeno 5000 – 6000 malattie genetiche sono stati messi a punto test diagnostici che consentono di effettuare con una precisione assoluta, mai ottenuta nelle analisi chimico-cliniche. Ciononostante, limitato è stato l’apporto che l’HGP ha fornito nel determinismo di una malattia e praticamente nullo il contributo alla terapia. a) strumenti bioinformatici: Metodologie e software per l'acquisizione, la gestione, l'organizzazione, e la disseminazione dei dati biologici. b) strumenti analitici: Microarray e microchip per lo studio simultaneo di migliaia e/o centinaia di migliaia di geni.

Il profilo genomico di un chip

La tecnologia del “chip genomico o del gene chip” è stata sviluppata soltanto a partire dal 1995, ma ha già permesso di raggiungere obiettivi ritenuti impensabili fino a pochi anni fa. In pratica, con questo termine si intende un supporto solido (in genere silicio, plastica o vetro) sul quale vengono immobilizzate diverse centinaia o migliaia di molecole organiche di varia natura (spesso oligonucleotidi di DNA o RNA complementare) definite sonde (Figura). Queste vengono a loro volta riconosciute attraverso la più classica delle proprietà degli acidi nucleici: la ibridizzazione selettiva (complementarità tra sequenze di DNA/DNA, DNA/RNA, RNA/RNA), in maniera tecnologicamente avanzata attraverso la miniaturizzazione e la cibernetica. Pensate che è possibile fissare su un supporto di appena 1 cm per lato, qualcosa come 400.000 molecole diverse corrispondenti a sequenze virali, batteriche, o umane contenenti mutazioni o polimorfismi (variazioni). Poiché la composizione delle molecole fissate al supporto è nota, ne deriva che il rilevamento mediante fluorescenza del segnale di avvenuta ibridizzazione indicherà una caratteristica peculiare del campione in esame. L’analisi simultanea di migliaia di segnali di ibridizzazione permette la costruzione del profilo genetico dell'individuo, ossia di definire quelle caratteristiche genetiche che contraddistinguono ciascuno essere vivente. Se ad esempio, un qualunque campione di DNA, (ad esempio quello recuperato da una goccia di sangue, oppure da un capello, o da un tessuto tumorale) opportunamente marcato con sostane fluorescenti, è posto su un chip genomico contenente migliaia di geni diversi, soltanto quelli complementari, si uniranno a produrre un segnale specifico che è catturato da un laser e trasmesso a sua volta ad un computer per l’elaborazione. In tal modo è possibile identificare pazienti portatori di mutazioni a carico di uno o più geni contemporaneamente oppure osservare quali e quanti geni a potenziale attività oncogena sono attivi nelle cellule tumorali di un paziente rispetto ad un altro, o al tessuto normale. Analogamente è possibile identificare la presenza di genomi virali diversi contemporaneamente (ad esempio tipi differenti di epatite C), o sequenze di batteri diversi, oppure esaminare lo “stato di salute” di tutti i 6200 geni del lievito o tutti i geni del batterio della tubercolosi! Il profilo genomico di un chip La definizione del profilo genomico di un individuo richiede spesso l’analisi simultanea di molti geni e lo studio della loro attività in modo parallelo. Ad esempio, nell’uomo numerosi geni possono avere decine o centinaia di mutazioni diverse responsabili della stessa malattia (eterogeneità allelica). La diagnosi di una malattia genetica o neoplastica richiede perciò molto spesso la caratterizzazione di mutazioni diverse da individuo a individuo (ad esempi, talassemia, fibrosi cistica, distrofia muscolare di Duchenne, tumore della mammella, leucemie linfoblastiche acute del bambino). Lo studio di queste mutazioni in parallelo sottolinea proprio la capacità di fornire informazioni su numerose alterazioni o stato di attività di geni nel medesimo istante. Sarà possibile, ad esempio, caratterizzare tutte le 900 mutazioni responsabili della fibrosi cistica attraverso un unico esame. La tecnologia del chip genomico viene anche utilizzata per studiare l'espressione ovvero il funzionamento dei geni attraverso la loro trascrizione (produzione di RNAs) e/o produzione di proteine (Tabella 1). ______________________________________________________________________________________
Tabella 1. La Tecnologia Chip in uso

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RNA Chips

DNA Chips

Protein Chips

Diagnostica

Uso ricerca

Uso ricerca

Uso potenziale, non disponibili al momento

Farmacogenomica

Uso ricerca

Uso ricerca

Uso potenziale, non disponibili al momento

Screeening su larga scala

Utilizzata in programmi pilota di studio

Uso potenziale, non disponibili al momento

Uso potenziale, non disponibili al momento

Profili di espressione genica

Uso ricerca in fase avanzata

Utilizzata per ricerca e per la scoperta di farmaci

Fasi preliminari di sviluppo

Screening tossicologico

Uso ricerca in fase avanzata

Uso ricerca

Uso potenziale, non disponibili al momento

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Se cellule in coltura vengono indotte ad andare incontro al processo di quiescienza per 48 ore (privandole ad esempio del siero), e successivamente stimolate con l'aggiunta di siero, è possibile osservare mediante microchip la straordinaria e coordinata espressione di almeno 8.600 geni che partecipano a questo processo biologico. E' stato così possibile stabilire che al "risveglio" partecipano anche geni attivi in altre vie metaboliche e non ritenuti fino ad ora coinvolti in questi aspetti. Analogamente è stato di recente possibile stabilire che nell'invecchiamento a livello molecolare sono attivi geni propri della divisione cellulare e della struttura della matrice extracellulare, concludendo che il processo dell’invecchiamento riguarda soprattutto errori del processo mitotico che comporta successive anomalie nei cromosomi e quindi di diversi processi cellulari e metabolici. Ma senza dubbio i migliori risultati ad oggi con la tecnologia dei chip genomici, riguardano lo studio dei tumori come i linfomi. La fabbricazione di un "linfochip", cioè un chip contenente 18.000 geni diversi espressi nei linfociti, ha permesso di classificare in modo completamente nuovo il linfoma diffuso tipo B a grandi cellule, evidenziando all0'interno del suo gruppo delle forme differenti a livello molecolare che si presentano con un differente decorso clinico e una diversa risposta alla terapia.

Conclusioni

E' certo che nel prossimo decennio la tecnologia del chip genomico troverà applicazioni in tutti i settori della diagnostica di laboratorio (ricerca di mutazioni, studio dell'espressione dei geni, analisi medico-legali, ricerca di genomi virali o batterici). E' stato stimato che sarà possibile disporre di 50 microchip per contenere tutti i geni umani ed effettuare una analisi globale dello stato di attività in una cellula, in un tessuto, in un organo. E' evidente che dobbiamo preparaci a questo rivoluzionario strumento di laboratorio con la formazione di personale preparato e in grado di utilizzare al meglio queste tecnologia nell'interesse del malato e dei suoi familiari.

Per saperne di più

http://www.microarrays.org
http://cmmmmgm.stanford.edu/pbrown/mguide
http://www.asper.ee
http://affymetrix.com
http://www.ebi.ac.uk/microarray/

Giuseppe Novelli

Professore Ordinario di Genetica Umana presso la Facolta' di Medicina e Chirurgia dell' Università di Roma Tor Vergata, e' direttore del laboratorio di Genetica Medica del Policlinico Universitario di Tor Vergata. E' rappresentante italiano presso l' OECD (Bruxelles) per i test genetici e componente di diversi comitati scientifici presso il Ministero della Salute ed il Ministero dell'Universita' e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.



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questa pagina e' stata aggiornata martedì 06 agosto 2002
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