Il nostro Paese sembra essere pervaso da un'ondata di atteggiamenti contrari allo sviluppo scientifico. Questo atteggiamento non è certamente nuovo; l'interesse per la scienza dei vari governi succedutisi in questi decenni è stato trascurabile visto che siamo arrivati ad essere quasi il fanalino di coda - anche in questo come in altri casi ci salva la Grecia - nell'Unione Europea per quanto riguarda gli investimenti pubblici e di conseguenza privati, a favore della ricerca scientifica.
La nostra scuola primaria e secondaria tollera a mala pena le materie scientifiche considerandole estranee alla cultura. Molti dei nostri Ministri, anche recentemente, esprimono noia, disappunto e spesso ignoranza ogni qualvolta si debbano confrontare con problemi che richiedono un minimo di conoscenze scientifiche. Ciò che fa più specie è tuttavia la nostra "leadership" in Europa nel demonizzare lo sviluppo scientifico; il Paese più arretrato, il nostro, anche se è la quinta potenza economica mondiale (soldi e cultura non sono necessariamente coincidenti) pretende di condizionare la politica europea sulle biotecnologie, un termine che comprende una innumerevole serie di accezioni e viene perciò spesso utilizzato impropriamente.
Sotto lo stimolo del pregiudizio "verde" tutto ciò che ha attinenza alle biotecnologie viene considerato lesivo per l'uomo e comunque contrario alla natura. E' molto difficile capire da dove derivi questo culto della natura, ritenuta il parametro principe per distinguere il bene dal male. E' vero che l'uomo spesso fa errori, ma è altrettanto vero che senza le continue modifiche apportate dall'uomo, il pianeta lasciato allo stato naturale, sarebbe invivibile e l'uomo dovrebbe ripercorrere tutto il cammino della civilizzazione per ritrovare , ad esempio, l'attuale possibilità di nutrirsi in modo adeguato senza rischiare di avvelenarsi. Tutta la storia dell'uomo - pur sviluppandosi in modo non lineare - mostra un continuo miglioramento per assicurarsi cibo in quantità adeguate e di qualità accettabile.
Ad ogni passaggio che coinvolgeva una novità c'è sempre stata una opposizione più o meno marcata; solo che nel passato, rispetto ad oggi, la protesta non raggiungeva quella capillarità di comunicazione che caratterizza l'attuale società. Basterà tuttavia ricordare che la patata ed il pomodoro importati dopo la scoperta dell'America, avevano evocato scenari di avvelenamento collettivo, come pure l'avvento della produzione industriale del cibo con il conseguente inscatolamento e la utilizzazione di tecniche di conservazione aveva scandalizzato tutti gli affezionati al 'naturale'. Tuttavia non vi è dubbio che i cibi 'industriali' hanno migliorato la qualità e la sicurezza della nostra alimentazione, diminuendo la frequenza di intossicazioni ed infezioni alimentari.
La comprensione del ruolo delle biotecnologie dovrebbe essere vista in questo contesto come uno dei progressi di conoscenze che vengono offerti all'uomo per un uso in telligente. Poter utilizzare anzicché metodi empirici (leggi innesti o ibridizzazioni per quanto riguarda i vegetali) , metodi razionali che sfruttano le conoscenze relative alla possibilità di modificare, aggiungere o sostituire le conoscenze relative alla possibilità di modificare, aggiungere o sostituire in modo mirato alcuni geni, dovrebbe essere salutato con curiosità ed entusiasmo invece di opporsi per ragioni puramente ideologiche.
Avere a disposizione specie vegetali che possono crescere in terreni aridi, abbisognosi di poca acqua, resistenti agli erbicidi , poco sensibili agli agenti patogeni, producendo maggiori frutti dovrebbe essere considerato un grande progresso, per l'umanità anche dal punto di vista ecologico. Il governo dovrebbe preoccuparsi all'idea di avere un Paese non preparato a sfrutttare nuove tecnologie , incluse quelle relative agli organismi geneticamente modificati, visto che da esse dipenderà la produzione di molti beni ad alto valore aggiunto, così necessari alla nostra economia.
Anzicché frenare lo sviluppo si dovrebbe potenziare la ricerca di questo settore,attraverso l'istituzione di nuovi laboratori, la formazione di nuovi ricercatori, la realizzazione di progetti finalizzati per la utilizzazione delle biotecnologie in campo vegetale, animale, umano. Proibire le ricerche sul campo ricorda le medioevali cacce alle streghe: i Ministri responsabili avranno difficoltà in futuro a giustificare una colpevole ottusità..Dobbiamo certo esercitare tutte le necessarie precauzioni a tutela della salute, ma ciò si ottiene studiando e sperimentando, non attraverso i veti.
Con questo atteggiamento antiscientifico ci stiamo allontanando dall'Europa, stiamo concedendo agli altri Paesi ed in particolare agli USA ed al Giappone troppo vantaggio. Sarà difficile recuperare il terreno perduto, mentre sarà inevitabile il lamento per essere ancora una volta colonizzati e sfruttati da chi ha avuto più lun gimiranza e più fiducia nelle capacità dell'uomo.
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